Il C23 di Costosa, Cuorgnè: dove gli uomini diventarono Signori.

c23

Se il Dinamika era il nostro giardino delle fragole del sabato sera, nel cuore di ognuno di noi ragazzetti c’era il sogno  di poter entrare, un giorno, al Club.
Come spiegato precedentemente, il Club, al numero 23 della Costosa, da cui il nome C23, era un posto che per molti di noi era tabù.

Ci voleva la tessera, bisognava essere vestiti bene, bisognava entrare con una certa dignità, avere anche in tasca un po’ più di argent de poche.

Entrare non era scontato.
Il mio amico Alby una volta non è entrato (se non tardissimo quando noi eravamo già tutti ciucchi e non lo riconoscevamo neanche più) nemmeno in giacca e cravatta eppure suo fratello ero socio e suo padre è amico del proprietario.
Forse quello all’ingresso non lo sapeva.
Quello all’ingresso era Giuliano, che invece era amico di MIO padre, per cui io entravo senza problemi anche in vestaglia e ciabatte.
Siccome dopo 40 minuti di coda ogni amicizia veniva annullata, mors tua vita mea, aru culu Alby, ci vediamo domani mattina a Messa (non sto scherzando, andavamo a Messa la domenica)

Una volta dentro si poteva cominciare a bere in modo matto e disperatissimo.
Se trovavi altri 3 soci, mettevate insieme le vostre 4 consumazioni e Ida ti dava una bottiglia di Lancers (o Matheus, che non si cagava quasi nessuno),  4 bicchieri e una terrina di patatine della Classica San Carlo.
Il Lancers, di cui abbiamo una diapositiva,

16-lancers-rose

nella sua bottiglia di terracotta, sembrava buonissimo, poi un giorno mi son detto:
“Me lo compro alla Coop, così stasera risparmio sul bere”.
Terribile, o forse senza le San Carlo non sapeva di nulla.
I giorni della bolla dovevano ancora arrivare.

L’ambiente collinare era più sereno e disteso rispetto al girone dantesco del Dinamika.
Luci soffuse, divanetti comodi, un bell’esterno nella stagione estiva, ragazze vestite bene e profumate.
Bicchieri di vetro e non di plastica.

B52 infuocati che scaldavano l’anima e il cuore, da bere prima che la cannuccia prendesse fuoco, altrimenti eri uno sfigato totale.
Il tamarro Dinamikardo veniva in trasferta al C23 travestito, cioè mettendo una camicia.
Sentiva parlare di gran fighe liceali o del XXV Aprile e voleva venire a visionare di persona, ma noi liceali con la puzza sotto il naso lo sgamavamo subito che non era dei nostri.
Non poteva dissimulare nè il disagio, nè lo smarrimento, nè tantomeno un comportamento consono nel baccaglio delle ragazze.

Il periodo era più maturo, da neo patentati.

La prima difficoltà era salire in Costosa.
Stretta e ripida, al momento che quelli di 3 macchine davanti a te erano in coda per pagare il parcheggio, tu eri in pendenza del 20% e bisognava essere capaci a fare lo spunto in salita con freno a mano, come insegnava Giando tra un diocristovuoicheciammazziamo e l’altro.
Se avevi davanti una ragazza te ne accorgevi perchè veniva indietro anzichè salire, per cui dovevi lasciarle almeno 6 metri di spazio.
Donne e motori…non lo scopro certo io.

I controlli con l’etilometro non esistevano ancora, tanto che una sera, sarà stato il ’96, al semaforo delle scuole corressi un congiuntivo ad un Carabiniere che mi aveva fermato dopo una ciucca memorabile, senza occhiali, con una macchina non mia, minorenne a bordo con proprietario della macchina svenuto sul sedile del passeggero, limite di velocità ampiamente superato.

Me la cavai con 256.000 lire di multa facili facili (ecco perchè memorabile) e no, la minorenne – ahimè – non me la chiavai, nonostante avesse degli ottimi argomenti.

La serata passava quindi con mille vasche tra piano di sotto e piano di sopra.
Chi aveva già un gancio per il dopo provava ad andare alla doppia, cercando ovviamente di non farsi vedere troppo, rovinandosi il racconto agli amici al lunedì mattina nel primo intervallo.

Chi invece era ancora da sistemare sfruttava il passaggio stretto delle scale in fondo per un contatto fugace di occhi, di sguardi, di mani sul culo di chi era in direzione opposta.
Ma il grosso del lavoro, perlomeno per quanto mi riguardava, bisognava farlo a scuola in settimana, il sabato sera era solo il risultato della semina.

Essendo perciò venuti in macchina, non era più obbligatorio stare tutta la sera a baciarsi sui divanetti e non ti perdevi in pista le canzoni più belle e le colossali bevute coi tuoi compari.
Dopo tutto ciò infatti, a fine serata, potevi accompagnarla a casa e dare sfogo ai tuoi bassi istinti, tanto lei era venuta in macchina con amici sfigati che avrebbero tanto sperato loro, di riportarla a casa.
Così alle giacche c’era quel momento di imbarazzo.
“Maaa…vieni a casa con noi o…vai con…lui?” indicando quasi con ribrezzo.
No, ma ti sei visto tu? Via, sció, viene a casa con Lunardi. Cazzo avanzi?

Mete preferite per l’imbosco:

  • Belmonte  (la Gran Madre del Canavese)
  • Gallenca
  • Cimiteri vari
  • Ronchi, Salto o frazioni
  • Sotto casa della fortunata
  • All’interno di poli industriali deserti

Salvo miracoli di casa libera con genitori assenti causa weekend lungo, il letto rimaneva una chimera.

Il C23 apriva anche al giovedì, ma era una cosa più sobria e per gente più grande, ci sarò andato 3 volte, non so bene cosa accadesse normalmente.
Io al giovedì sera non potevo uscire come fosse sabato, i miei genitori erano molto severi su questo punto.
E inoltre a scuola facevo cagare.
Uscire al giovedì non poteva peggiorare nulla, comunque.

Come per il Dinamika, anche qui le genti cominciarono a preferire le città alla campagna e si arrivò a dei sabati davvero tristi, fino alla chiusura totale.

Finchè, coi ringraziamenti del mio fegato, non si inventarono il Back in Time.
Era arrivata l’ora della bolla.
E delle scodelle di rum date agli assetati come fosse acqua minerale.

Insomma, dal 2008, una volta l’anno, come una vera e propria festa comandata, il C23 riapriva ed è successo davvero di rivivere le stesse emozioni, di rivedere le stesse facce, ascoltare le stesse canzoni, di rioccupare i propri spazi.

Rivarolesi (intesi come quelli dei bar di Rivaropoli) sotto, prima dell’ingresso ai bagni, Locanini in fondo a destra con 36 bottiglie di Vedova in 25 a parlare, i soliti lupi a vagare nervosi tra una zona e l’altra.
Tutto come sempre.

Non sono un  nostalgico, ma in quelle ultime sere il tempo sembrava essere tornato indietro ed essersi fermato un po’, a farci capire che probabilmente non ce la siamo mai goduta abbastanza e che forse non ce la stiamo godendo nemmeno ora, sempre a pensare troppo.
Ma a cosa, poi?

E inoltre…che cazzo fanno attualmente al sabato sera i ventenni?

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16 pensieri su “Il C23 di Costosa, Cuorgnè: dove gli uomini diventarono Signori.

  1. Ciao Chri, Io l’ho frequentato molto prima di te, e ti devo dire che il giovedì c’era della gran f…, che poi non battevi chiodo è un altro discorso. Comunque complimenti per i tuoi racconti..

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  2. Qualche volta siam tornati indietro a testa bassa anche noi perché volevamo sempre entrare 4/5 maschi senza mai na tipa insieme. . .poi magari. . .iniziavi ad arrivare un po’ prima.. . E soprattutto ad andarci il giovedì. . .non ti conosco ma TI RINGRAZIO di avermi fatto tornare indietro di almeno 25 anni.

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  3. Ai tempi del liceo al giovedì ci si andava durante le vacanze di Natale, quelle di Pasqua e, se il calendario era favorevole, il 7 dicembre, il 24 aprile, il 30 aprile e stop! E ovviamente era d’obbligo a scuola guida imparare alla perfezione lo spunto: guai farsi figure di merda in coda!!! Grazie per questo tuffo nel passato…

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  4. Pingback: Dinamika, Cuorgnè, anni ’90. Quando i ragazzi diventarono uomini. | Il Mondo visto da un Punto

  5. Che ricordi. Se non ricordo male noi “squinzie” al giovedì entravamo gratis con il pass che ti davano la domenica. E quante volte ho imballato la macchina con lo spunto mancato??? Che figure! Però bei tempi, ora non sanno più divertirsi così. Grazie per il revival.

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  6. Amavo il C23..io ci andavo il sabato e il giovedì e abitavo a Torino. ..dal 1992al 1995 ed essendo minorenne e senza patente. .grazie ai miei amci del canavese che mi venivano a prendere e mi riaccompagnavano a casa. Si iniziava a ballare presto..bella musica..potevi andare dal dj e chiedere di mettere una canzone.Alle volte a fine serata ti regalavano la musicassetta …Che bei ricordi. .Mi mandate mail se e quando apre una sera?😊…Alessia

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    • Ciao Alessia. Sono Gio’ (il dj di quegli anni al c23 🙂 ) Se per caso hai ancora una di quelle cassette 😀 … fammi sapere che mi farebbe piacere riascoltarla 😉

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  7. M’intrometto nel blog, anche se sono un po’ più vecchio, ma tanto sono cazzi miei, non c’è momento questo argomento, mi limito a fare i complimenti al blogger perché riconosco il suo amore per Cuorgnè e la sua voglia di chiacchierare sui fatti avvenuti, sulla storia recente, ed in questo ho interessi comuni,. Ciao a tutti

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