Con tanti saluti da Saluzzo, città senza semafori

Saluzzo
Sono in trasferta a Saluzzo per via di un certo business per il quale mi ha coinvolto una certa amica di lunghissima data.
Quelle persone che nella vita perdi, o pensi di aver perso, poi ritrovi e ti accorgi che in realtà non le avevi mica perse.
Come un banconota da 20 euro che trovi in tasca di una giacca dopo anni.
Non so se la similitudine sarà gradita.
Ma comunque questa è una storia che narrerò più avanti, adesso non siete ancora pronti.

Saluzzo è bellissima e senza semafori (risparmio notevole di energia) e il centro è completamente pedonale.
A Cuorgnè non sarebbe possibile perchè qualcuno raccoglierebbe immediatamente le firme per impedirlo, urlando slogan tipo “Sarebbe la morte del commercio, marrani!”

Eppure qui in giro ci sono un sacco di persone, zero macchine, libertà.
Ma è un’altra storia ancora e  voi siete persino meno pronti della storia di prima.

Insomma qui tutto bene, fatta eccezione per solita difficoltà nell’espletare il bisogno grosso quando supero i 100 km da casa.
Siccome poi la cucina del mio albergo questa sera è chiusa, la proprietaria mi ha messo in mano un biglietto con scritto il nome del ristorante convenzionato dove posso andare a mangiare, tutto compreso.

Si chiama I QUATTRO TAVOLINI
“I quattro tavolini?”
Sì, prende la prima a sinistra
“La prima a sinistra?”
La prima a sinistra, poi lo trova. Ma cos’è, cretino, che deve sempre ripetere quel che dico io?”
“Inventavo un dialogo. Ai lettori piace”
Lo sa che la Quinzeina non è mai stato un vulcano?
“M-ma…ma lei…”
La prima a sinistra.”

Prendo la prima a sinistra ma non lo trovo.
E’ solo dopo il terzo passaggio davanti al ristorante “IJ QUAT TAULIN” che capisco che non farò mai parte di questo sistema.

Un posto semplice, 8/9 tavoli al massimo, cucina casalinga, carrello dei formaggi che sembra un presepe meraviglioso.
Il proprietario è un signore piccolo con la barba tipo il nonno di Heidi e sembra di mangiare a casa sua, talmente è ospitale e gentile.
Appena mi siedo mi lascia sul tavolo la bottiglia di Barbera da litro e mezzo.
Clap clap clap clap. Spera che non venga qua con persone di mia conoscenza.
Clientela composta da gente del luogo, tavoli di amici alla buona.

Io, per non saper nè leggere e nè scrivere, provo ad ordinare, ma il menù è scritto totalmente in piemontese, vorrei prendere dei piatti che non so pronunciare e quindi alla fine prendo le sole cose so che dire:
“Del merluzzo, poi i tajarìn di primo”

Chiedo l’aiuto a casa per i “But al bur”, ma persino Nadia Orecchia dai Runch non sa di cosa stiamo parlando.
Domando a fine cena al proprietario, vi lascio immaginare come ho pronunciato ‘but al bur‘.
Sono comunque i broccoli al burro, che a saperlo avrei preso.

Intanto che mangio i miei tajarin larch al sugu’d saotisa e bevo Barbera d’Alba,entra una giovane coppia.
Lei sui 23 anni, stilosissima, bel viso, tette incredibili che possono essere facilmente intuite solo da un occhio esperto e sempre vigile tipo il mio, sotto il maglione di cachemire.
Quando si siede noto il pinocchietto e lo stivale nero, calza che le arriva sotto il ginocchio.
Mi faccio forza.
E anche il segno della croce, che forse l’Ebreo dei Cieli esiste davvero.
Lui più o meno sui 27, giovanotto senza pretese ma ben vestito, giacchetta sobria sotto uno spolverino blu, faccia da bravo ragazzo con capello in ordine e barbetta corta e curata.
Verrà presto cornificato con un bel tamarrone fisicato che si ammazza di lampade e che non coniuga correttamente un verbo dall’esame di terza media.
Con tutto il rispetto per il genere, sia chiaro.

Madona che buna ‘sta cugnà…
E’ il mio vicino di tavolo, anche lui da solo. Sta mangiando degli assaggi di formaggio che intinge in una marmellata in mezzo al piatto.
Capisco che sta cercando di attaccare bottone perchè con la coda dell’occhio vedo che è rivolto verso di me.
“Prego?”
‘Sta cugnà – fa roteare il braccio con la forchetta intanto che mastica – a l’è ‘na bumba
“Ah…bene”
Sa cos’è la cugnà?
“Mmmm”
Non è piemontese lei?
Non legge il mio blog lei?
“Più o meno, ma non sto a dilungarmi”
E’ una marmellata. Ne prenda nè? Prenda i formaggi. Piuttosto rinunci al secondo.
Col cazzo che rinuncio al fegato ‘d Cunì’ con siolle, caro il mio coglionazzo, qualunque cosa sia.
Mangio, bevo, esco.
Mi avvio verso l’albergo barcollante per il triplo pusa cafè (mi ha lasciato la bottiglia sul tavolo anche di quello), mi rendo conto di quanto mi manca il mio gatto.
Ma questa è una storia che non sarete mai pronti a capire.

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4 pensieri su “Con tanti saluti da Saluzzo, città senza semafori

  1. Meravigliosa descrizione della mia città!! Tranquillo però non solo a Cuorgnè raccolgono firme contro l’area pedonale e gridano alla morte del commercio…succede anche qui! Per fortuna ogni tanto “chi d’un ca le nen di’ nosti” (un forestiero) apre gli occhi a chi non sa che fortuna sia il nostro spazio libero!!

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